Punteggiatura, I love you

Con la punteggiatura ho sempre avuto un rapporto strano. Quando ero adolescente scrivevo infatti periodi molto complessi e mi lanciavo in pensieri troppo elaborati, abusando di punti e virgola, due punti e parentesi. Uno dei miei maestri, intorno ai vent’anni, mi fece però notare che quel modo di fare era eccessivo e non sempre appropriato. Siccome studiavo con la prospettiva di diventare un giorno “dottore” in filosofia o teologia, mi convinse a lasciare i fronzoli per esprimere i pensieri in concetti ben definiti, attraverso frasi concise e chiare. Proprio come sto facendo volutamente ora.

Se questo aveva fatto perdere un po’ di espressività al mio modo di scrivere, certo gli aveva dato chiarezza. Quando tornai però alla narrativa tutta questa sobrietà non mi andava più bene, la trovavo limitante. Quindi, tenuto ciò che andava tenuto, ricontattai le vecchie abitudini, per riscoprirle un po’ tutte da capo. A quel punto non si trattava più di uso semi-spontaneo della punteggiatura, ma di una riappropriazione ragionata.

Oggi vorrei quindi parlarvi proprio dei segni d’interpunzione. Quella che segue sembrerà una lezioncina, ma in realtà è una dimostrazione d’affetto per la punteggiatura: prendetela come una specie di poesia d’amore, una di quelle in cui si elencano tutte le qualità dell’amata!

Il punto e virgola

Il punto e virgola è senza dubbio il segno di interpunzione più sottovalutato, capita infatti di leggere libri interi senza quasi trovarne. Il motivo è che lo si può benissimo sostituire, facendo svolgere le sue funzioni al punto fermo o alla virgola. Si tratta però di una scelta di stile in un certo senso “minimalista”, perché il punto e virgola se usato con criterio ha una grande capacità espressiva, offre cioè sfumature.

Il punto e virgola anzitutto può essere usato per spezzare un periodo lungo, o per separare le premesse dalla conclusione: “La primavera profumava, i nostri cuori scalpitavano ed eravamo giovani; andare a scoprire cosa tenesse in serbo per noi la vita era dunque anzitutto un dovere…”

Il punto e virgola può dire qualcosa che la virgola non dice: mentre infatti questa evidenzia una continuità tra le proposizioni che scandisce, il punto e virgola fa prestare attenzione alle loro differenze. È come un punto semplice, ma meno drastico: è un punto-con-virgola.

Si possono scrivere due proposizioni per ribadire un medesimo concetto. Legarle attraverso il punto e virgola segnala al lettore che questa “ripetizione” è voluta.

Se avessi voluto unire i paragrafetti appena scritti in un paragrafo unico, non l’avrei potuto fare in modo chiaro senza usare il punto e virgola. Altrimenti infatti ogni frase sarebbe sembrata scollegata dall’altra, e nessuna collegata. La grande alternativa al punto e virgola in questo caso è quindi mandare a capo ad ogni cambio di concetto, aprendo cioè un nuovo paragrafo.

Il punto fermo

Il punto dà ritmo. Stacca. Separa.

Molti sconsigliano di scrivere frasi di una parola sola, perché è poco elegante. Ma non è necessario che un testo sia elegante: esistono anche altri valori in letteratura.

Il punto fermo è il segno d’interpunzione dell’azione: “Cadde. Ma si rialzò rapido. E colpì con un montante il grosso orco.”

Può essere usato anche per forzare il distacco tra due concetti di per sé legati. “Lei cantava benissimo. Cantava anche con gli occhi” sono due proposizioni con lo stesso soggetto e con lo stesso verbo (anche se prima usato in senso proprio e poi in senso senso metaforico). Le si sarebbero potute legare, ma staccate attraverso il punto semplice suonano più intense.

I due punti

“I due punti aprono un elenco” è la regola più nota e nella lingua inglese anche l’unica al riguardo. In italiano invece i due punti non si limitano a questa funzione, ma possono anche introdurre una proposizione che spiegherà in qualche modo la precedente: indicano un andare più a fondo…

A volte si è in dubbio nella scelta tra i due punti ed il punto e virgola, proprio perché non sempre è chiaro se la frase che segue spieghi la precedente oppure soltanto ne mostri un’altra sfumatura. La differenza tra spiegare ed aggiungere altri dettagli a volte non è così netta, quindi la scelta tra un segno e l’altro può venire ad imporre un tipo di lettura.

La virgola

Sulla virgola ho poco da dire, se non che mi piace usarla per ritmare la frase, come si fa in poesia. Certo ci sono posizioni in cui non va mai messa, come ad esempio tra verbo e complemento oggetto. Salvo quei casi, l’uso ritmico ha però un suo valore.

La virgola “ritmica” può essere messa anche prima della congiunzione e/ed quando la frase è un po’ lunga, per facilitarne la comprensione! Ci sono poi periodi in cui sono presenti più congiunzioni copulative e/ed ma non tutte sullo stesso livello logico, ad esempio: “Ieri sono venuti Giulia e Marco e insieme siamo andati a vedere dove finisce il querceto.” Una virgola tra le due proposizioni può rendere più facile la lettura: “Ieri sono venuti Giulia e Marco, e insieme siamo andati a vedere dove finisce il querceto.”

Le parentesi

Le parentesi (sostituibili con i trattini) racchiudono un inciso, cioè un’informazione o una proposizione inserita in modo estemporaneo: una cosa che non si ha “la pazienza” di dire dopo. È possibile scrivere senza ricorrere a parentesi/incisi ed in questo articoletto ho tentato quasi sempre di farlo. Tuttavia a volte le cose van dette subito, in mezzo a frasi costruite per esprimere altro: dette dopo non avrebbero lo stesso impatto.

I puntini di spospensione

I puntini di sospensione creano appunto un attimo di “sospensione”. Possono poi addolcire il finale, sfumare, lasciare intendere la presenza d’altro… Abusarne può rendere infantile un testo, ma a volte la cosa è voluta: si possono usare proprio allo scopo di “ringiovanire” o “rinfrescare” un brano.

I puntini di sospensione non sempre richiedono di esser seguiti dalla lettera maiuscola: scrivere la prima lettera maiuscola determina l’inizio di una nuova frase, scriverla minuscola determina invece la continuazione della precedente. “Era bella la vita insieme… anche se la ruota la facevi girare sempre solo tu, cricetina.”

Concludendo

Non so che effetto faccia a voi tutta questa varietà, ma a me entusiasma. Mi fa tornare un po’ quell’adolescente che si divertiva a scrivere frasi impossibili.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *