“L’anello di Salomone”, di Jonathan Stroud

Non recensisco tutto il fantasy che leggo, ma solo quello che sento più vicino a me, che più mi entusiasma. Quindi sono felice oggi di parlarvi di questo libro di Jonathan Stroud, cioè “L’anello di Salomone”. È un romanzo che fa da prequel a “La trilogia di Bartimeus”.

All’inizio pensavo di scrivere un unico articoletto per tutti i quattro libri con protagonista Bartimeus, poi mi sono reso conto che non sarebbe stato il modo migliore per valorizzare questo ciclo. Quindi intanto vi parlo del prequel, cioè “L’anello di Salomone”, che è il libro più adatto a far emergere l’identità della saga; in futuro poi vi racconterò della trilogia, che essendo invece ambientata principalmente in una Londra-fantasy contemporanea subisce un po’ l’oscuramento da parte dell’astro Harry Potter.

Salomone

Il romanzo è ambientato ad Israele durante il regno di Salomone. Avete presente il Salomone della Bibbia, cioè il figlio del grande Davide, il Salomone dall’enorme harem, quello che non fece guerre, scrisse il sublime “Cantico dei cantici” ed il “Qoèlet”, eresse il Tempio ed attirò a Gerusalemme gente da tutto il mondo per ascoltare la sua saggezza? Avete forse già capito, è una domanda a trabocchetto: il libro infatti non parla di quel Salomone! O meglio: non ne parla nel modo in cui siamo abituati… Perché a raccontare di Re Salomone ci sono anche altri due testi antichi, e l’Autore si ispira più ad essi che alla Bibbia. Il primo documento è il “Testamento di Salomone”, opera del I-II secolo d.C. giunta a noi anonima ed in lingua greca. Il secondo è il Corano (in particolare la Sura XXVII, detta “Le formiche”).

Nel “Testamento di Salomone” il Re Saggio è presentato come un uomo a cui Dio ha dato un Anello dotato del potere di soggiogare demoni, di farsi obbedire da loro. Con il potere dell’Anello, Salomone comanderà ai malvagi spiriti di lavorare alla costruzione del Tempio di Gerusalemme.

Nella Sura XXVII del Corano lo scenario è simile, c’è infatti Allah che è adirato con la regina di Saba perché si è messa ad adorare il dio Sole al posto di Lui (v. 24); Salomone vuole mandarle un esercito per sottometterla ad Allah, ma prima di farlo convoca vari individui chiedendo loro chi sia in grado di ottenere lo stesso senza guerra e il più rapidamente possibile; tra coloro che si presentano c’è un demone/ifrit (v. 39) che gli promette che porterà a Salomone il trono di Saba, cioè la sua sottomissione, in tempi rapidissimi (“prima che tu ti sia alzato”). Salomone non sceglierà il demone/ifrit per quel compito

Ma ciò che conta di quel che ho appena detto è che questi elementi li si ritrovano tutti nel romanzo fantasy “L’anello di Salomone” di Jonathan Stroud. Infatti la trama del libro parte da quei testi, anche se si sviluppa in modo diverso, originale, romanzesco.

Bartimeus

Jonathan Stroud ha adottato un sistema magico diverso da quelli a cui siamo abituati nel fantasy. Per lui qui infatti la magia è evocazione di spiriti: il mago evoca, controlla e comanda i demoni, che quindi fanno le cose al posto suo. Salomone grazie all’Anello evoca i più potenti, ma tutti i maghi del suo universo fantasy sanno comandare gli spiriti. I suoi maghi sono infatti per essenza questo: evocatori di demoni.

Terrificante… Se non fosse che il protagonista del romanzo è proprio un demone! Temibile, perfido, subdolo. Eppure anche simpatico, buffo ed in fondo pure onesto (per gli standard demoniaci). Una personalità che tiene incollati al libro, insomma. Soprattutto perché è lui a raccontare la storia in prima persona, con espressioni vivacissime e colorite, linguaggio di comicità ricercata, metafore e similitudini splendide ed esilaranti da demone anfitrione.

Questo nostro spirito demoniaco si chiama Bartimeus di Uruk. C’è una gerarchia tra gli spiriti, cioè diverse razze o nature: folletti, foliot, jiin, ifrit e marid. Bartimeus è un jiin. Cioè un demone/genio di grado intermedio: non un essere con cui possono avere a che fare i maghi pivelli, ma nemmeno uno dei più potenti. Grazie alla sua intelligenza riesce però sempre a tenere testa anche ad entità superiori.

Asmira

Accanto a Bartimeus c’è un personaggio che fa da coprotagonista, cioè una certa Asmira, guerriera della guardia personale della regina di Saba. Non vi dico cosa farà nel libro, perché sarebbe uno spoiler, però la cosa interessante è che metà dei capitoli del romanzo sono dedicati a lei, e questi capitoli non sono raccontati in prima persona da Bartimeus (come gli altri), e neppure in prima persona da lei stessa, bensì… in terza persona dal narratore! Questa è una delle caratteristiche che più mi hanno colpito di questo libro (e di tutto il ciclo): quanto è folle una scelta stilistica simile!

All’inizio ho storto il naso, sono sincero. Avete presente i brani in prima persona? Coinvolgenti, spesso vivaci, sempre intensi. Ecco, intervallarli con la delicatezza della narrazione in terza persona, mi sembrava come servire in tavola le vongole dopo l’arrosto: si perde tutto il loro sapore (se addirittura non viene alterato), perché la bocca si è abituata al sale e al gusto forte. Poi però ho pensato che non per niente nei ristoranti spezzano le portate con i sorbetti; la scelta di Stroud è quindi audace, ho concluso, ma non per questo di cattivo gusto: richiede soltanto un lettore che abbia la pazienza di “bersi” un sorbetto ad ogni cambio di capitolo. Chi riesce a farlo (e sembra che siamo in molti, visto il successo del libro) si può gustare un ottimo romanzo: non c’è infatti nulla da dire a Stroud, è un signor scrittore sia che per narrare usi la prima persona sia che usi la terza.

Conclusioni

L’anello di Salomone” merita di venir letto. È un fantasy adatto ai ragazzi ma anche agli adulti, crudo in modo divertente, lineare ed ottimo per portare la fantasia in luoghi davvero insoliti. La saga ha poi molte altre peculiarità oltre a quelle che vi ho detto (come ad esempio l’uso delle note a piè di pagina), ma di quelle vi parlerò in un futuro articolo.

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