“La morte sul pinnacolo”, racconto

C’è stato un periodo in cui nel mio paese continuavano a suonare le campane “a morto”. Una o due volte al giorno, per diversi giorni. Ed è così che è nata l’immagine che dà anche il titolo a questo racconto: quella della morte appollaiata come un rapace sul campanile del paese, quasi avesse fatto lì il suo nido stabile. Con quell’immagine sono nate anche le domande: perché la Morte dovrebbe fermarsi in un posto e non volersene più andare? Cosa deve aver fatto la gente di quel luogo per meritarsi una sorte del genere? Le risposte non sono venute subito, ed il racconto è rimasto così per alcuni mesi soltanto un titolo in una scaletta di cose da scrivere; poi però una soluzione l’ho trovata… una soluzione che spero sia di vostro lugubre gradimento!

Prima di lasciarvi leggere il racconto devo dirvi un’ultima cosa, circa il pinnacolo. Per chi non lo sapesse questo elemento architettonico non coincide con la guglia, ma è la sua versione piccolina: pensate alle centinaia di “gugliette” per cui è famoso il duomo di Milano. In questo racconto i pinnacoli sono cinque e si trovano alla sommità di una misteriosa torre sacra quadrangolare (che non è torre campanaria), e stanno uno sopra ciascuno dei suoi angoli, con un quinto che s’innalza un po’ più corposo e ritorto sulla facciata principale: ebbene, la nostra terrificante Morte, sta appollaiata proprio su quello!

Non aggiungo altro: buona lettura.

La morte sul pinnacolo punt

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