“Là dove luce nasce”, racconto

 

Era il 2013 quando lasciai Bologna e i cari frati domenicani. Avevo venticinque anni, discrete macerie alle spalle e nessuna voglia di perdere altro tempo. Tuttavia su certe cose non abbiamo granché potere, e così accadde che una delle prime cose che feci tornato al mio paese del bergamasco fu ricominciare a scrivere narrativa. Scrissi cinque capitoli di una storia ambientata durante la disfatta di Caporetto e mi fermai; li feci leggere e mi dissero: «Sì, sono scritti bene…» Ma allora non mi bastava questo complimento (che oggi invece reputo fondamentale): non mi bastava, perché sapevo quanto una passione simile fosse esigente e grama. Quindi non conclusi quella storia, gettandola nel cimitero degli innumerevoli romanzi e racconti incompiuti dai sedici ai vent’anni. Perché era sempre stato così: nello scrivere non ero mai andato oltre la metà di una sola storia, per quanto breve!

Accantonai quindi la scrittura, con il proposito che fosse per sempre. Ma non abbandonai la lettura.

E così nell’agosto dell’anno dopo mi trovai a finire di leggere un libro iniziato più di un lustro prima, cioè “Vivere per raccontarla” di G.G. Márquez. E lì c’era da chissà quanto una trappola in agguato per me. Il buon vecchio colombiano mi convinse infatti a tornare a scrivere. Non so in che punto del libro lo fece: forse là dove raccontò della sua giovinezza che non prometteva nulla di troppo buono, forse dove parlò della sua ostinata convinzione di avere del talento, oppure quando ironizzò su quei limiti personali che pur non gli avevano precluso una gran carriera… o forse altrove ancora, boh! In ogni caso, subito ricominciai a scrivere e presto ebbi tra le mani una storia a cui lavorare: questa volta si trattava di una fiaba; una fiaba piuttosto breve, perché per me l’importante era allora concludere qualcosa. Ebbene, questa è il brano che voglio farvi leggere oggi.

Non si tratta proprio del testo originale di quattro anni fa: quello era lungo dieci volte tanto, era una fiaba per ragazzi ed aveva un’ambientazione e personaggi molto diversi; e pure un finale del tutto opposto. Questa ne è piuttosto la versione “matura” riscritta di recente da cima a fondo, conservando soltanto il tema essenziale. È una storia a cui sono grato, perché ha sbloccato qualcosa in me: una settimana dopo aver messo su foglio word le sue parti conclusive avevo infatti già in mente l’idea per il primo romanzo de “Gli elfi del Neimaràn” e la convinzione che sarei riuscito a portarlo a termine!

Eccovi allora il racconto, dopo tanto solenne preambolo; ecco “Là dove luce nasce”. Buona lettura!

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