“Il cavaliere inesistente” e l’allegoria

Nello stabilire il genere di un’opera si guardano anzitutto l’ambientazione e la trama; stando a questo dovrei dire che il libro di cui vi voglio parlare è un fantasy. Avete però presente i quadri di illusioni ottiche, quelli in cui sembra di vedere una cosa e poi guardando meglio ne compare un’altra? Ebbene, questo libro è così: guardi in fretta e vedi un fantasy (o un romanzo cavalleresco in prosa), poi osservi bene e scopri che in realtà si tratta di un complesso gioco di allegorie.

Il testo di cui vi sto parlando è “Il cavaliere inesistente” di Italo Calvino.

Questo romanzo, insieme a “Il barone rampante” e a “Il Visconte dimezzato”, compone una sorta di trilogia dedicata a personaggi surreali e simbolici. È un libro che si ispira alla letteratura cavalleresca medievale imitandone l’anacronismo storico, l’arbitrarietà geografica e le tematiche. L’anacronismo storico è subito evidente ad uno che conosca un minimo il Medioevo: il romanzo è ambientato durante la campagna di Carlo Magno contro i Mori in Spagna (fine del secolo VIII d.C.) ma gli eserciti in campo, per fare un esempio, sono descritti quasi fossero eserciti rinascimentali, cioè catafratti e con celate sul capo; la cosa non è dovuta all’ignoranza dell’Autore ma sembra che Calvino abbia voluto imitare i medievali che erano soliti rappresentare il passato uguale al loro presente. La geografia dell’Europa in cui il romanzo si svolge è esatta ma non rigorosa: è un’Europa funzionale alla storia, con tanto di luoghi inventati. Le tematiche del libro sono quelle proprie del romanzo cavalleresco, sintetizzate da Ariosto nei celebri versi de “L’Orlando Furioso”: «le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, le cortesie, le audaci imprese io canto». Al di là di queste pur grosse somiglianze, il romanzo di Calvino non è un libro anacronistico nello spirito, utopicamente imitativo di un tempo perduto, infatti la mentalità con cui è scritto è quella di un uomo del Novecento che vuole comunicare messaggi ai suoi contemporanei. Ed anche se la trama tocca i temi menzionati da Ariosto, in realtà Italo sta usando l’allegoria e quindi parlando di tutt’altro!

Agilulfo Emo Bertrandino dei Guildiverni etc etc

Ci sono tre personaggi principali nel romanzo: Agilulfo (il cavaliere inesistente), Gurdulù (lo scudiero pazzo) e Rambaldo (il cavaliere alle prime armi). Il primo è di fatto un’armatura vivente: se il cavaliere Agilulfo togliesse elmo e corazza smetterebbe cioè di esistere, perché sotto ad essi non c’è nulla. Il secondo è invece un matto che non ragiona ma s’innamora di tutto, e quando vede per esempio una rana si immedesima così tanto che inizia a gracidare come lei, e quando vede un’oca a starnazzare. Il terzo infine è un giovane cavaliere inesperto ma appassionato e di buona volontà.

Non vi dico cosa succederà a questi personaggi perché non voglio parlarvi della trama del libro, ma mi soffermo sulla figura di Agilulfo, che è certo la cosa più notevole del romanzo. Questo individuo catafratto è un’allegoria dell’uomo moderno secondo i critici. Ed è quanto mai inquietante, perché mentre la sua immagine è assurda (non è solo un uomo invisibile, ma un uomo che tolta l’armatura è morto, inesistente!) la sua psicologia è in un certo senso molto reale, vicina, empatizzabile. Non che esista davvero uno come Agilulfo che si possa dire sano di mente, ma piuttosto intendo che c’è dell’Agilulfo in molti di noi, forse in ognuno.

Questo Agilulfo infatti ha un rapporto strano con la vita: l’affronta con l’armatura. Per lui la guerra il lavoro e tutto il resto sono soltanto cose da organizzare nel modo più perfetto possibile, strategico, asettico. Gli è difficile avvicinare gli altri e comunicare, perché non ha cuore ed identità, ma solo un’armatura che lo tiene in piedi e lo fa andare avanti. Lui comanda, organizza, massimalizza, perché deve sempre avere uno scopo pratico in base al quale giudicare: vincere la battaglia, perfezionare l’accampamento, regolare la distribuzione del rancio, controllare la pulizia degli armamenti. Affidategli una missione e lui non vi vedrà nulla di poetico, non vi troverà l’avventura, ma soltanto un andare fare e tornare con il prodotto. Agilulfo è un operaio perfetto nel mondo sbagliato; è una macchina umana; un droide finito chissà come nel Medioevo.

Osservare questo personaggio muoversi tra le pagine fa soffrire, perché la sua presenza nel mondo è così superficiale che sembra inevitabile che una volta caduto di lui non resterà che quell’armatura vuota che in realtà era sempre stato.

Essere o non essere

Qual è il modo in cui poter divenire davvero esistente e non fare la fine di Agilulfo? Calvino risponde con i personaggi di Gurdulù e Rambaldo. Gurdulù come il suo eccesso opposto, un individuo cioè che non ha nessuna armatura, nessuna separazione tra sé ed il mondo, così che è in balia di tutto ciò che incontra, del particolare, dall’inutile, del sentimento bello e di quello brutto. Il suo grado di esistenza è pari a quello di Agilulfo: nullo. Rambaldo è invece vivo, perché non è solo mai solo un Agilulfo e mai solo un Gurdulù, ma si barcamena tra la sua armatura e le sue passioni, le sue armi ed i suoi amori.

L’allegoria e l’intrattenimento

Grande libro insomma! Ma, come potete ben vedere, analizzato così di fantasy a questo romanzo rimane molto poco, cioè solo l’apparenza. Certo un’armatura vivente di fatto è una cosa da fantasy, ma se questa in fin dei conti è solo l’immagine allegorica dell’uomo moderno il fantasy dove va a finire?

Per concludere colgo allora l’occasione per riflettere (ancora?) sulla differenza tra scrivere un testo allegorico e scrivere un testo di intrattenimento. E la differenza essenziale è questa: nel primo la storia è funzionale al messaggio, nel secondo invece il messaggio ed i temi sono funzionali alla storia. Ne “Il cavaliere invisibile” ciò che Agilulfo (o Gurdulù o Rambaldo) fa non è importante quanto lo è il perché lo fa: Agilulfo è ingabbiato nelle cose che deve rappresentare. In un romanzo di intrattenimento i personaggi sono vivi, ed è solo perché vivi che sono anche carichi di significati di vissuto di emozioni… naturale poi è che un autore (in quanto artista) scelga bene di dar loro quelli che interessano e piacciono a lui, e non li dispensi a caso!

Non aggiungo altro, se non consigliarvi la lettura di questo piccolo succulento romanzo intitolato “Il cavaliere invisibile” del grande Italo Calvino

Se v'interessa, l'immagine di armature in evidenza è una foto che ho scattato al Museo delle Armi di Brescia.

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