“Il guardiano degli innocenti”, di Andrzej Sapkowski

Non ho resistito: l'immagine qui sotto viene dalla fabbrica dove lavoro.

In questo blog Andrzej Sapkowski mancava, ma ora rimedio subito. Quello di cui oggi vi parlo infatti non è un libro qualsiasi, ma un capolavoro; così come l’Autore non è affatto uno dei tanti, ma un fuoriclasse (e sa di esserlo, perciò vi sconsiglio di leggere le sue interviste prima di aver letto un suo romanzo!). “Il guardiano degli innocenti” si presenta come una raccolta di sei racconti, legati da una cornice narrativa (piccoli brani di intermezzo) ed accomunati dallo stesso protagonista, cioè lo strigo Geralt di Rivia, il personaggio reso celebre dal premiatissimo videogioco “The Witcher”.

Questo libro è solo il primo di una serie di raccolte di racconti e romanzi dedicati a Geralt. Non è il primo in ordine di pubblicazione, ma il primo come cronologia degli eventi narrati: detto in modo più chiaro, prima Sapkowski ha scritto il libro chiamato la “Spada del Destino” poi “Il guardiano degli innocenti”… ma quest’ultimo racconta cose avvenute in precedenza.

Geralt e la fiaba

L’originalità del nostro autore polacco sta nel fatto che le storie di Geltald di Rivia sono spesso riletture di fiabe classiche: quelle dove compaiono mostri, streghe ed esseri preternaturali di vario tipo. Sapkowski quando ideò il primo racconto di Geralt di Rivia immaginò proprio la situazione classica delle fiabe, dove ci sono i mostri e spesso nessuno davvero in grado affrontarli; allora provò a pensare ad un mondo con dei professionisti pagati ed addestrati per compiere questo lavoro, cioè gli strighi. Questi individui nascono per sopperire ad un bisogno, e nascondo dall’egoismo sociale: sono infatti esseri umani alchemicamente modificati allo scopo di affrontare e liberare la gente dalle cose pericolose che vivono fuori dalle mura dei borghi e delle città. Geralt di Rivia è uno di questi individui misteriosi e letali. È una persona un po’ disadattata eppure gran professionista nel suo mestiere; un individuo malinconico, un po’ lussurioso, ma in fondo buono, eroico e a tratti commuovente.

Il modo in cui Sapkowski usa le vecchie fiabe non è pedissequo, si tratta piuttosto di un costante richiamo ad esse, in un mondo nuovo, in atmosfere diverse. Non provo ad analizzare ogni racconto per vedere quale sia la fonte rivisitata perché di alcuni di essi non sono riuscito a trovarla con esattezza, però ve ne accenno due per convincervi: il secondo racconto “Un briciolo di verità” è senza dubbio una (drastica) rivisitazione della fiaba europea “La bella e la bestia”; il sesto racconto “L’ultimo desiderio” si rifà alla fiaba di Aladino e della sua lampada contenuta ne “Le mille e una notte”.

Lo stile

Ho letto critiche sul modo di scrivere di Sapkovski ritenuto sfuggente, non dettagliato. Ma “Il guardiano degli innocenti” è un libro di racconti e in un racconto non si può divagare ma bisogna andare all’essenziale. Perciò io ritengo che lo stile dell’Autore sia perfetto. Anzi, splendido. Le storie sono costruite come dei gialli, perché Geralt viene chiamato per risolvere un problema che all’inizio non è mai molto chiaro: non si tratta soltanto di andare dal mostro, sfoderare spade e magie, ed ucciderlo. Quasi sempre il problema è oscuro, perché nessuno osa avvicinare la bestia, che quindi è anche poco conosciuta; nessuno poi ha l’esperienza di uno strigo per definire il problema e quindi individuarne la soluzione. Gran parte del racconto è perciò tutto un addentrarsi nel mistero, fino al momento in cui il meccanismo scatta e tutto viene risolto. La preparazione è decisamente la parte più avvincente del racconto, la soluzione breve ed anche rocambolesca, la spiegazione succosa.

Il mondo degli strighi

Il mondo in cui Geralt di Rivia vive è complesso, fatto di regni e strutture politiche varie. È un mondo grossomodo medievale, ma non credo l’autore avesse un preciso secolo ed un particolare luogo di riferimento su cui costruire la propria ambientazione. La cosa importante è però che questo mondo medievale è infestato da mostri di ogni tipo; è una terra pericolosa, in cui i bestiari non sono soltanto frutto delle paure umane.

A chiedere i servigi di Geralt saranno regine, lord, borgomastri e chiunque abbia bisogno di uno strigo e possa pagarlo. Gli strighi in quelle terre non sono ben visti perché come ho già detto la loro origine è oscura; sono inoltre ritenuti pericolosi assassini e spesso tenuti alla larga (il primo racconto del libro intitolato proprio “Lo strigo” in questo è molto eloquente). Ma più forte del disprezzo verso la categoria è il bisogno di essa, per questo Geralt viene in fin dei conti sempre trattato bene, con ossequio, come un professionista.

Geralt e Yennefer

Geralt ed i suoi problemi di cuore costituiscono una parte della cornice della raccolta e buona parte della vicenda raccontata nel sesto racconto. Non si tratta di una storia d’amore comune, quanto piuttosto dell’incontro tra due anime non ordinarie. Lui è infatti quello che abbiamo appena detto, mentre lei, Yennefer, un’affascinante maga. Forse l’amore non è fatto per loro, forse sì; in ogni caso mentre qualcosa li unisce, qualcos’altro li divide. Sono attratti l’uno dall’altra, complici, perfetti, ma lui è uno strigo e lei una donna pericolosa ed ambiziosa: questo li porta perciò a scontrarsi dopo essersi amati, a combattersi per due scopi diversi ed opposti. Quello raccontato con Geralt e Yennefer è forse l’eterno problema del difficile incontro tra identità ed amore.

Conclusioni

Potrei dire altro, ma questi sei racconti sono bocconcini che a parlarne troppo si rovinano soltanto. Quindi non mi resta che consigliarveli: non ho dubbi, vi piaceranno anche se non amate il genere fantasy! “Il guardiano degli innocenti” è infatti senza dubbio un gemma del genere ed una dimostrazione di quali sono le sue potenzialità.

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