Revisionando, tra teoria ed esperienza

revisione-e-sculturaQuel romanzo che “avevo ucciso” (il riferimento è ad un vecchio articolo), poi l’ho finito. Era il secondo dalla saga Gli elfi del Neimaràn, la mia prima saga fantasy, quella che ha dato il nome a questo blog: quella che non ho ancora pubblicato… Quella che è giunto il momento di pubblicare!

Quindi lo dico: il primo romanzo di GEDN uscirà presto! Anticipato da qualche articolo per invogliarvi a leggerlo.

Ora però sono già alle prese con la revisione del secondo volume della saga, ed ecco così il tema di questo post. Ci sarebbero tante cose da dire sull’argomento, quindi mi lascio guidare da alcune appropriate sentenze famose.

Per sé o per il lettore?

La prima stesura va fatta a porte chiuse”, la seconda a porte aperte: si tratta di un consiglio di Stephen King contenuto nel suo On writing. Durante la revisione di questo mio GEDN (II) ho dovuto ritoccare pesantemente molte parti della bozza, al punto che mi son chiesto se procedendo con più calma non avrei forse potuto evitare certe cose. Insomma: io mi sono divertito a scrivere la bozza, ma il testo che ne risultava non avrebbe forse fatto divertire nessun lettore. Però non mi sono preoccupato troppo, avevo infatti letto da tempo una frase di un autore famoso che diceva così: “La prima bozza non farla leggere a nessuno!”

Però mi si è anche illuminato il senso della sentenza di King: “La prima stesura va fatta a porte chiuse”. La prima stesura va fatta per se stessi, per tirare fuori la storia che desideravamo davvero scrivere. È la seconda stesura, la revisione, che deve trasformare quel prodotto un po’ criptico, in un testo adatto al pubblico. Non è forse qui la soluzione al perpetuo dilemma tra lo scrivere per sé e lo scrivere per il lettore? La bozza la si scrive per sé, il prodotto finito è per il pubblico. Lo scrittore esperto, poi, cerca di far combaciare le due versioni il più possibile, per evitare di perdere tempo inutilmente nel trasformare la prima nella seconda.

Un po’ si lima, e un po’ si completa

Il materiale della bozza va ridotto del 10%”. Questo è un altro dei consigli di King (riformulato). Quel consiglio King l’aveva letto a sua volta, e l’ha fatto proprio. Io non sono sicuro che preso alla lettera sia così perfetto ed universale, però certo contiene una verità: nella bozza si scrivono tante cose superflue. Però allo stesso tempo se ne omettono altrettante necessarie. La mia bozza in genere lievita, e così la versione definitiva guadagna un bel po’ di pagine (ma dopo aver prima perso un 5-10% con i tagli alle parti ridondanti o inutili).

Da una parte è come sbozzare un scultura: quando si ha bene l’immagine di ciò che si vuole ottenere, si può decidere davvero circa qual è il materiale in eccesso, e quello che non lo è. Nella scrittura di un romanzo, l’immagine davvero definita di come dev’essere un capitolo la si ha solo quando quel capitolo ormai lo si è già scritto in forma di bozza. Ma se il materiale manca? Se la scena è un’altra situazione incalzante dopo un susseguirsi di scene incalzanti? Se la situazione narrata è resa incomprensibile dal fatto che non sono stati spiegati prima alcuni dettagli fondamentali? Se la soluzione dell’enigma cade in testa al lettore, senza nemmeno avergli dato il tempo di formulare una sua ipotesi? In questi e in altri casi bisogna aggiungere, scrivere parti aggiuntive!

Quel che si vede e quel che no

C’è poi un’altra regoletta famosa, che dice: “quel che si deve vedere di un romanzo è solo la punta dell’ice-berg”. Un romanzo è infatti molto più delle pagine che vengono scritte: è anche le decine di pagine scartate, le dozzine di pagine di appunti, schemi, tabelle, annotazioni, storie parallele. Un romanzo è quindi fatto di una parte visibile (la punta dell’ice-berg) e di una parte invisibile. Questa verità forse riguarda più la fase di preparazione di una storia, la costruzione del mondo (world-building), però torna di utilità nella revisione, quando si decide che certe cose che all’inizio avevamo deciso di lasciare sotto la superficie dell’acqua ora devono emergere, ed altre che invece nella bozza comparivano devono venir sommerse. È nella revisione che si dice la parola definitiva su ciò che dell’ice-berg romanzo si deve vedere, e ciò che deve restar nascosto per concorrere discretamente a dare spessore alla storia.

Che fare nell’attesa

“Prima di iniziare la revisione bisogna lasciar passare almeno un mese”. Questo consiglio in genere viene dato per fare in modo di tornare a rileggere la storia con un sguardo diverso, più simile a quello di un qualsiasi altro lettore, cioè distaccato. Il consiglio così espresso mi convince però fino ad un certo punto, perché i primi capitoli di un romanzo (quelli con cui si comincia la revisione) li abbiamo comunque scritti chissà quanti mesi prima, e poi perché una volta tornati sul romanzo ci vuole ben poco perché tutto torni familiare come se quel mese di separazione non ci fosse mai stato. Ciononostante è un buon consiglio: non assoluto, ma sensato.

Nel caso mio, cioè quello della scrittura di una saga (romanzi collegati l’uno all’altro), quel consiglio però ha un valore in più. Io avevo infatti pensato di dedicare quel mese per lavorare ad un romanzo diverso, però mi sono presto reso conto che la revisione di GEDN (II) aveva bisogno che io impostassi il seguito, cioè GEDN (III). Dovevo cioè essere sicuro che la situazione che lasciavo al termine di quella storia fosse quella ideale per l’attacco della nuova; che le cose dette e quelle non dette fossero quelle giuste. I personaggi morti e quelli sopravvissuti sono quelli giusti, oppure ho sacrificato le persone sbagliate? Ho complicato le cose a sufficienza, perché anche la nuova trama sia interessante? Oppure le ho complicate troppo, e così mi trovo con un garbuglio irrisolvibile? Su queste e tante altre cose avrei potuto davvero giudicare soltanto impostando per bene il seguito, scrivendo cioè almeno i capitoli iniziali, quelli di transito da una storia all’altra.

Quindi anche su questa sentenza concordo: “Prima di iniziare la revisione bisogna lasciar passare almeno un mese.” Però nel caso di una saga, meglio passare quel mese ad impostare il seguito, che dedicarsi proprio ad altro!

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