L’età giusta per leggere fantasy

goblinsLo dico subito: il titolo è provocatorio! Il fantasy è un genere troppo ampio per dare una risposta alla domanda su quale sia l’età giusta per leggerlo: la cosa infatti varia da opera ad opera. Però si possono stabilire alcuni criteri che determinano l’età giusta, il lettore ideale, per una certa opera in particolare; e non mi riferisco al lettore ideale che lo scrittore aveva in mente, ma a quello che corrispondere realmente al testo che ha scritto.

Libri per l’infanzia e lettori adulti

Prima di vedere questi criteri, vorrei però riflettere su un paio di cose. La prima: se sia bene che un adulto legga libri scritti per i giovani. In parte ho già affrontato la cosa nell’articolo Tre modi di scrivere per l’infanzia, dove commentavo le parole del grande C.S. Lewis. In quell’articolo riportavo infatti dei brani dello scrittore britannico, dove egli sosteneva che un buona storia per l’infanzia deve piacere anche a chi la scrive (cioè ad un adulto, perché sono gli adulti che scrivono); ed il motivo è che la persona matura diventando adulta non dovrebbe perdere tutti i gusti che aveva da giovanissimo, altrimenti non si parlebbe per lui di crescita, ma di cambiamento.

È quindi bene che un adulto legga un’opera destinata ad un’altra età? Io dico che ci sono libri per bambini e ragazzi che non sono stati scritti seguendo il consiglio di Lewis, e quindi non hanno in sé la capacità di intrattenere un adulto. Mentre ce ne sono altri che, pur rivolti a fasce di età inferiore, hanno in sé un fascino misterioso, che parla ancora anche al lettore adulto, e tra questi io penso a Peter Pan, Lo Hobbit, Il piccolo principe, Harry Potter e molti altri testi simili.

Un fantasy per adulti?

La seconda cosa che mi chiedo, è se il fantasy possa mai avere come destinatario immediato il pubblico adulto. Può cioè un autore fantasy scrivere una storia che possa piacere e coinvolgere potenzialmente ogni adulto? Io credo di sì. Qual è l’uomo che non si emoziona ancora al suono della parola “avventura”? Ed il fantasy può essere questo: un’avventura letteraria in mondi immaginari. Tutto sta nella scelta degli ingredienti giusti, perché l’adulto si annoia solo a giocare con la fantasia (non ha più la mente di un ragazzino), ma ha bisogno di cose intelligenti. Gli serve un’avventura intelligente.

Bene, veniamo quindi ai criteri per determinare la giusta fascia di età di un’opera fantasy. Io ne ho individuati principalmente tre.

Primo criterio

Il criterio dell’età dei protagonisti. Io sono piuttosto convinto che se il protagonista è un bambino o un adolescente in genere il lettore adatto è quasi sempre quello coetaneo a lui. Poi, come detto sopra, un buon libro lo può leggere chiunque, ma resta il fatto che con un ragazzino o una ragazzina è più facile che provi empatia un suo coetaneo. E sicuramente si trova anche più a suo agio nel farlo.

In alcuni romanzi ci sono però personaggi giovanissimi che affiancano personaggi adulti, oppure il protagonista si fa adulto nel corso della narrazione. Tutto questo rende difficile stabilire l’età del lettore ideale, senza ricorrere ad altri criteri.

Secondo criterio

Il criterio del linguaggio. Lo sviluppo delle capacità cognitive dei bambini è progressivo, quindi ci sono cose che oggettivamente un bambino potrebbe non comprendere. Esiste quindi un linguaggio da adulti. Per contro, però, esiste anche un linguaggio per bambini… Che non è affatto facile o banale. Alcuni classici per l’infanzia, personalmente, li ho trovati tutt’altro che semplici da leggere: pensate ad esempio ai libri di James M. Barrie su Peter Pan nei quali ci sono certi passaggi davvero astrusi (per un adulto) ma splendidi, dove l’autore procede nella narrazione mediante “ragionamenti” fatti per immagini, suggestioni, al limite dell’irrazionale; leggendoli sono rimasto sbalordito dalle potenzialità di quel modo di scrivere.

Insomma, un bambino pensa in un modo diverso da come fa un adulto, legando tra loro cose slegate ma che si somigliano, facendo parlare o attribuendo intenzioni a cose inanimate (il cosiddetto animismo infantile), perché non è ancora capace di pura razionalità; ma un bambino non scrive libri, ed anche se potesse non sarebbe mai così aggraziato ed intelligente nell’utilizzare il suo proprio linguaggio (il linguaggio dell’infanzia), come può invece esserlo un adulto che lo imita coscientemente. Due stili, dunque, due modi di scrivere: uno per l’infanzia ed uno per gli adulti, entrambi complessi e dotati di valore.

Terzo criterio

Il criterio dei contenuti. Io non credo che i contenuti determinino a prescindere l’età del lettore ideale, perché tutto dipende da come vengono affrontati, cioè si può parlare di folletti in modo che piacciano ad un bambino, e si può parlarne in modo da renderli interessanti ad un uomo ormai canuto (basti pensare alle fiabe irlandesi raccolte da Yeates); e per contro si può parlare di storia e medicina in modo che piacciano anche ad un bambino (e in questo caso penso a certi cartoni animati che guardavo da piccolo). Questo discorso è vero in generale, però ci sono delle eccezioni: la principali riguardano il sesso e la violenza (la crudeltà, anzi)… Temi che esigerebbero un articolo a parte, se solo fossi certo di avere le competenze per scriverlo, in quanto si dovrebbe entrare nell’ambito della pedagogia e in chissà quali altri.

Conclusioni

Sintetizzando… Ci sono libri per l’infanzia scritti in modo tale che possono accattivare anche gli adulti, e questo è possibile perché sono scritti in modo intelligente, e perché l’adulto in fondo un tempo è stato un bambino ed una parte di lui non è mai cambiata con gli anni. Un libro, in genere, è per l’infanzia quando ha protagonisti fanciulli e nel testo i problemi sono affrontati in modo semplice (ma sapiente, si spera), lo stile in cui è scritto punta più sull’immaginazione che sulla riflessione, ed i contenuti sono adeguati. Al contrario, all’adulto piace che i protagonisti siano prevalentemente adulti, che i problemi (pur fittizi) siano affrontati seriamente e che le parti immaginative ed i contenuti siano grandiosi oppure conturbanti, ma non stucchevoli; e più in un fantasy queste caratteristiche sono presenti, più potrà considerarsi a pieno titolo un romanzo adatto ad un pubblico adulto.

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