“Dracula” e il vampiro contemporaneo

romania-fulmini-sul-castello-di-branQuesto articolo è dedicato al “Dracula” di Bram Stoker, un libro pubblicato nel 1897, che è annoverato nel genere detto “romanzo gotico”. Qui ne parlo perché i vampiri sono ormai entrati in molta della letteratura fantasy contemporanea, e questo testo, come vedremo, è una delle fonti principali per l’argomento.

Un romanzo gotico

Cos’è il romanzo gotico o romanzo nero” (che non è il noir)? Bella domanda. Sembra si tratti di un genere letterario nato nel Settecento e che ad esso vadano ricondotti anche i celebri “Frankenstein” di Mary Shelley, “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde” di Robert Luis Stevenson, e tanti altri romanzi. Io ho però il dubbio che in realtà non sia altro che un sottogenere (o un antesignano) dell’horror; ma se volete provare a scervellarvi per trovare una distinzione tra i due, online c’è tanto materiale…

Un romanzo epistolare

Oltre all’appartenenza a questo genere lettario, tra le peculiarità del “Dracula” di Stoker, c’è il fatto che il libro (come anche “Frankenstein”) è un romanzo epistolare, cioè un’antologia di testi di natura disparata, redatti (in modo fittizio) dai protagonisti della lotta contro Dracula, i quali collegati tra loro in modo sapiente creano la storia. Si tratta di un metodo complesso, quindi la narrazione a volte è vittima dell’espediente scelto, però il metodo è molto efficace per far vivere la vicenda dall’interno: efficace un po’ come l’uso della tecnica della telecamera amatoriale nella ripresa dei film horror.

Storia, leggenda e letteratura

Il titolo di questo romanzo è “Dracula”, ma Dracula chi è? Bisogna dire che la figura del conte vampiro ha basi storiche, ed è cioè il personaggio che visse nel XV secolo con il nome Vlad Drăculești III principe di Valacchia, figlio di Vlad Dracul, e che venne soprannominato dopo la sua morte Vlad Țepeș, cioè l’Impalatore. La figura è passata alla storia per la sua spietatezza: emblematica è la pratica, che gli è valsa l’epiteto, di impalare i nemici sconfitti. Trascorse gran parte della vita lottando contro gli Ottomani, e per tre volte perse e riottenne il regno di Valacchia. Infine morì (e non diventò un vampiro) nel 1476 nei pressi di Bucarest, combattendo sul campo di battaglia proprio contro gli Ottomani.

Questo è il Dracula della storia. E la leggenda offre poco di più… Perché nessuno prima di Bram Stoker legò quella figura crudele al mito dei vampiri. Anche se un legame c’è, ed è quello territoriale: Dracula era rumeno, ed i vampiri sono patrimonio della tradizione dell’est, compresa quella rumena. In quelle tradizioni si parla infatti di cadaveri che rimangono in vita oltre la morte, e prolungano la loro esistenza succhiando sangue alle persone vive ed alle bestie; questi esseri vengono chiamati “vampiri”.

Il vampiro moderno

Ma il vampiro moderno, quello a cui siamo abituati, anche se non è propriamente figlio dell’opera di Bram Stoker, è giunto così a noi proprio attraverso la fama del suo Dracula. Lord Ruthven fu il primo vampiro aristocratico della storia, comparso nel racconto “The Vampire” di John William Polidori; lord Ruthven “durante quasi tutto l’Ottocento sarà sinonimo di vampiro” (dall’Introduzione a “Dracula”, ed. Newton, di Riccardo Reim), ma nel Novecento Dracula prenderà il suo posto. 

Questo nuovo tipo di vampiro è un individuo affascinante (anche se il Dracula di Stoker è anziano d’aspetto), nobile, che non ha le sembianze di un cadaver; è pallido per sottolinearne l’anemia ed ha i due famosi canini che gli servono a fare nel collo delle sue vittime le incisioni da cui succhiare il sangue vitale. Si tratta di un individuo che vive da secoli, quindi è istruito, dotto, pericolosamente profondo. E genera affiliazione, cioè produce altri vampiri, quasi a voler diffondere la razza: il Dracula di Bram Stoker durante la narrazione cerca di espandere il suo regno vampiresco addirittura in Inghilterra, scegliendo vittime belle e preziose con cui condividere la propria immortalità maledetta in quella terra.

Questo vampiro “moderno” è affascinante, perché colto, raffinato e potente. E ci somiglia: quella sua brama di possedere in eterno la persona che desidera, legarla sé in modo vincolante e assoluto, è qualcosa che forse tutti abbiamo (pericolosamente) dentro. Dracula nel suo castello ha le bare dove stanno le sue amanti vampire, creature voluttuose, maledette ed immortali.

C’è poi un personaggio emblematico nel romanzo di Bram Stoker, una specie di aspirante vampiro rinchiuso in un manicomio, che è ossessionato dal desiderio di possedere la vita: le vite altrui (anche quelle di insetti e animali), diventano per lui come dosi di immortalità da assumere attraverso il loro sangue. Tutto questo somiglia molto al rapporto dei tossicodipendenti con la droga, anche se è qualcosa di ancor più feroce ed oscuro, perché non ha per oggetto una felicità (per quanto effimera), ma il mero prolungamento infinito della propria squallida vita. Il desiderio di sangue che il vampiro ha è fame di sopravvivenza, un’ossessione per l’esistenza.

Van Helsing

Chi non ha poi mai sentito parlare Abraham Van Helsing? Oggi è diventato quasi una figura a sé stante, un cacciatore di vampiri professionista; ma egli nasce in questo romanzo come l’antagonista di Dracula. Professore olandese, esperto in decine di campi del sapere (e quindi anche nelle materie occulte), è colui che aiuterà i protagonisti del romanzo a trovare il modo di sconfiggere il Vampiro, che è entrato nelle loro vite, portandovi morte e sconvolgimenti. Questo personaggio è diventato famoso quasi quanto Dracula stesso: è lui che nel romanzo insegna tutte le pratiche su come tenere lontani (ed anche uccidere) i vampiri, molte delle quali prese dalla tradizione dell’est Europa, cioè la pratica della corona d’aglio, dell’uso dell’acqua santa ed altre cose sacre, i paletti di legno appuntito da conficcare nel cuore del mostro, etc.

Concludendo

Che dire d’altro? “Dracula” potrebbe deludervi come lettura, ma è certo che se volete scrivere di vampiri non potete evitare le sue pagine!

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